Caffè Europa della Università Libera per Tutte le Età
Uno spazio di Fuoricentroscampia per la cittadinanza europea

L’EUROPA E LA SUA IDENTITA’: il giorno della memoria

L’Europa è sicuramente tante cose. Ma tra queste non può non prendere posto anche la Shoah. Senza il suo ricordo, la identità di noi europei sarebbe monca e falsa. (Ernesto Mostardi)

L’EUROPA E IL GIORNO DELLA MEMORIA

Il 27 gennaio 2005 il Parlamento europeo ha approvato una risoluzione 1 con la quale impegna tutti gli Stati dell’Unione a fare del 27 di gennaio di ogni anno una giornata dedicata al ricordo dell’Olocausto.

SHOAH

Il 27 gennaio 1945, infatti,  fu liberato il campo di sterminio di Auschwitz in Polonia.

Quella data, oggi,  è stata assunta come  simbolo, come occasione per condannare ogni forma di razzismo.

L’Europa ha scelto di non dimenticare.

L’Europa ha scelto di fare di quel tragico evento uno dei presupposti della propria identità.

Il fatto che tutti i rappresentanti dei 25 Paesi (oggi i Paesi aderenti all’Unione sono 27) che siedono nel parlamento (si sono astenuti solo 10 deputati, mentre i sì sono stati 617), siano pervenuti ad una comune lettura del proprio passato, qualunque sia stato il ruolo del proprio Paese di origine rispetto all’Olocausto (chi l’ha provocato, chi è stato complice, chi ha finto di non vedere), costituisce un dato storico di eccezionale importanza.

L’Europa, oggi, sceglie di non chiudere gli occhi, di non negare, di non nascondere, di non  ridimensionare quello che fu un genocidio. Il genocidio perpetrato dalla Germania nazista soprattutto a danno degli ebrei.

Ecco, siamo in presenza di un fatto eccezionale che dà conto del valore della coscienza.

Quante volte vi sarete chiesti a cosa serve la coscienza?

In “diretta”, in questi giorni abbiamo assistito ad una delle sue grandi operazioni storiche.

Il Parlamento europeo ha convocato davanti a sé quella lontana esperienza di odio – un odio elevato a sistema – e nel momento stesso chiama a giudizio l’esperienza dell’Olocausto,  si costituisce  davanti ad esso, anche un’altra cosa: la  coscienza dell’Europa, la coscienza degli europei.

Proprio nel momento in cui l’Europa sceglie di fare del punto più basso della sua storia il punto sul quale piantare una pace duratura essa nasce come coscienza, come coscienza europea.

Non dimenticare per non ripetere.

1 una risoluzione definisce indirizzi e orientamenti su specifici argomenti

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IL RICORDO DELLA  SHOAH: UN MODERNO RITO CIVILE DA CELEBRARE

Di Ernesto Mostardi

Il Parlamento italiano con la legge n. 211 del 20 luglio 2000 ha istituito la celebrazione del ““Giorno della Memoria”. Con questa legge la Repubblica Italiana fa del 27 gennaio un  giorno da dedicare al ricordo della Shoah ( o anche Shoa, che in lingua ebraica significa “distruzione” o “desolazione”, o “calamità”). In quella data, nel 1945,  le truppe sovietiche abbatterono i cancelli del campo di sterminio di Auschwitz in Polonia.

Il Parlamento europeo, a sua volta, il 27 gennaio 2005 ha approvato una risoluzione con la quale impegna tutti gli Stati dell’Unione a fare del 27 di gennaio di ogni anno una giornata dedicata al ricordo dell’Olocausto (dal greco holokauston, che significa “tutto bruciato”, “rogo sacrificale offerto a Dio”).

La data del 27 gennaio, quindi,  è stata assunta, in Italia ed in Europa,  come  simbolo ed occasione per condannare ogni forma di razzismo.

L’Europa ha scelto di non dimenticare. Non dimenticare per non ripetere quanto è accaduto nel cuore della sua civiltà meno di 70 anni fa. L’Europa, ha  scelto di non chiudere gli occhi, di non negare, di non nascondere, di non  ridimensionare quello che fu un genocidio. Il genocidio perpetrato dalla Germania nazista soprattutto a danno degli ebrei.

Quello che le istituzioni nazionali e sovranazionali ci chiedono è di compiere un rito. Un rito civile per i motivi appena descritti.Certo si può dubitare della utilità dei riti e della loro ripetitività.

Ma colui che  si colloca da questo punto di vista è certo di non aver mai  celebrato il proprio e gli altrui compleanni ed onomastici, di non  sedere a tavola con amici e parenti ad assaggiare le consuete pietanze la sera del  24 dicembre di ogni anno,  di non fare un salto in chiesa di tanto in tanto o di non recarsi al cimitero a commemorare i cari estinti, ecc, ecc.?

Se poi taluno è ben consapevole della sua contraddizione e il suo problema non è il rito in genere, ma è proprio il rito civile della memoria dell’olocausto, allora, noi altri abbiamo un motivo in più per non dimenticare e continuare a condannare.

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Testo della legge italiana

Legge 20 luglio 2000, n. 211

“Istituzione del “Giorno della Memoria” in ricordo dello sterminio e delle persecuzioni del popolo ebraico e dei deportati militari e politici italiani nei campi nazisti”

pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n. 177 del 31 luglio 2000

Art. 1.

1. La Repubblica italiana riconosce il giorno 27 gennaio, data dell’abbattimento dei cancelli di Auschwitz, “Giorno della Memoria”, al fine di ricordare la Shoah (sterminio del popolo ebraico), le leggi razziali, la persecuzione italiana dei cittadini ebrei, gli italiani che hanno subìto la deportazione, la prigionia, la morte, nonchè coloro che, anche in campi e schieramenti diversi, si sono opposti al progetto di sterminio, ed a rischio della propria vita hanno salvato altre vite e protetto i perseguitati.

Art. 2.

1. In occasione del “Giorno della Memoria” di cui all’articolo 1, sono organizzati cerimonie, iniziative, incontri e momenti comuni di narrazione dei fatti e di riflessione, in modo particolare nelle scuole di ogni ordine e grado, su quanto è accaduto al popolo ebraico e ai deportati militari e politici italiani nei campi nazisti in modo da conservare nel futuro dell’Italia la memoria di un tragico ed oscuro periodo della storia nel nostro Paese e in Europa, e affinchè simili eventi non possano mai più accadere.

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